Pensieri notturni: "... ha i titoli a posto".
La settimana scorsa, in seduta di lauree, si discuteva, con uno studioso di grande nome, eleganza ed esperienza, degli annosi problemi che affliggono l’Università italiana, della possibile riapertura dei concorsi e dei giovani studiosi, anche precari, in attesa di una “sistemazione”.
Ad un certo punto il collega, parlandomi di un suo allievo, ha detto una sola frase: “ha i titoli a posto”.
Una bella frase, semplice, con un sapore un po’ d’altri tempi.
Due premesse sono necessarie: l’allievo in oggetto ha *davvero* i titoli a posto. Il suo percorso accademico è perfetto. Laurea con lode, un paio di dottorati di cui uno a Parigi, un post-dottorato, una monografia di quasi 1.000 pagine, una seconda in corso di stampa, tutte e due con un editore nazionale, e una decina di articoli pubblicati su riviste scientifiche (si noti che un Articolo, nel settore di questo studioso, è solitamente di 120 – 140 pagine).
La seconda premessa, abbastanza particolare, è che il curriculum del giovane studioso è, a prima vista e valutato da un potenziale osservatore esterno, *scarno*, non più di una paginetta e mezzo, preciso, secco.
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