Il telegiornale si
dovrebbe considerare una risorsa scarsa. Va in onda, in media, «solo» due volte
al giorno, alle ore 13 e alle ore 20,
per circa 30 minuti, e catalizza l’attenzione di milioni di persone. In mezz’ora
occorre(rebbe) concentrare il meglio delle notizie mondiali, quindi una
notizia, per finire in quei 30 minuti, in un contesto talmente prestigioso,
dovrebbe «lottare» con centinaia di altre e, alla fine, risultare «vincitrice».
Senza contare che
nell’era di Internet, del BlackBerry e dei cellulari, che le notizie le danno
in tempo reale, il telegiornale parte già svantaggiato: è impossibile oggi, per
un telegiornale, avere un’esclusiva: le notizie dell’ultim’ora che, a volte,
vengono lette da un giornalista timorato dalla visione di un foglio volante,
sono in rete già da almeno quindici minuti, e da lì vengono prese, stampate e
allungate sulla scrivania dello speaker disorientato.
Nonostante questa
concorrenza, si potrebbe fare comunque qualcosa di buono, con mezz’ora di tempo
e tutta l’Italia a guardare. Qualche servizio in esclusiva, usando le suole
delle scarpe, come dicevano i veri giornalisti. Qualche bel commento. Qualche
servizio che mostri terre lontane,
che descriva situazioni di dolore e di gioia, qualche bella inchiesta
sui mali dell’Italia, i cari vecchi reportage di viaggio, fare sognare lo
spettatore con luoghi d’incanto.
Insomma, riunire tutto
ciò che succede nel mondo, in quel mondo vastissimo che vede guerre, crisi, ma
anche eventi eccezionali ovunque, luoghi bellissimi, beh, riunire tutto questo
in 30 minuti, solo 30 minuti, si presenta come una impresa impossibile, la
sfida più bella per un direttore di un telegiornale.
Poi uno si mette a
guardare, fiducioso, i 30 minuti dei telegiornali italiani, i soli 30 minuti
nei quali rinchiudere tutto ciò di importante che accade nel mondo, e… un bel
servizio sul “meglio di Internet”, i filmati più divertenti del 2008. Mah, se
sono su Internet, lasciamoli su Internet, si vedono anche meglio. E molti sono
vecchi, sono finti, sono visti e rivisti da chi su Internet ci va tutti i
giorni, sono venduti come recenti ma sono di anni fa, sono presentati come veri
e commentati da fior di esperti, ma sono dei fake, dei falsi, e lo sanno tutti.
Poi parte il servizio sui saldi, con le interviste. Chi compra le mutande (e
aspetta i saldi? Mah…), chi spiega, come se rivelasse la formula della Coca
Cola, la complessa situazione per cui i saldi erano già iniziati da tempo e
venivano gestiti dai negozianti con pizzini colorati (cartellino verde: 20 per
cento, cartellino rosso 30 per cento, ma non si può dire… del resto è un
sistema complicatissimo da comprendere, se non ce lo dicessero, lo studiarono
anche a Bletchley park i crittanalisti Alleati…), e il servizio sui saldi deve
toccare ogni città, nord centro e sud. Guardo l’orologio: sei minuti dei trenta
sfumati. Il venti per cento del tempo. Poi parte il servizo su una coppia che
festeggia 65 anni di matrimonio. Lui fa vedere la festa, si commuove, il
tatuaggio sul braccio con la foto di lei, fatto in tempo di guerra. Bello, un
servizio in esclusiva, altri tre minuti che vanno. E si va avanti così con
almeno altri 5 servizi inutili, senza senso, se le risorse venissero
considerate scarse.
Ma non sono scarse, sono
30 minuti da riempire in un contesto dove nessuno fa più inchieste, nessuno
esce più dalle redazioni, dove le notizie si copiano da Internet (ora anche i
video) e dove il servizio in esclusiva di un TG nazionale in prima serata è
quello di una coppia che festeggia 65 anni di matrimonio.
Nessuno a girare per le
Procure dove esplodono nuove inchieste giudiziarie, a “fiutare” le notizie come
si faceva una volta dietro ai portoni delle Preture; nessuno nel Palazzo, a
cercare notizie che non siano quelle dei portavoce (diventati macchietta di sé
stessi, e che sembrano quasi convinti di ciò che dicono, tanto si agitano);
nessuno a battere le strade del malaffare, della corruzione, delle nuove e
vecchie mafie, delle banche e delle finanziarie, dei cassaintegrati e delle
aziende. Per ogni notizia, ogni evento, occorre fare il “giro” delle
dichiarazioni dei politici per non dimenticare nessuno, e tutti a dire le
stesse cose.
Nessuno a far più
giornalismo, per questi telegiornali: l’esclusiva, unica, in 30 minuti, è la festa
per i 65 anni di matrimonio. Nemmeno al primo anno di una scuola di giornalismo
passerebbero un servizio di quel tipo, nemmeno come compito “a piacere”.
Una volta si lottava per
avere uno spazio sul giornale, anche solo un riquadro. Ora sembra che tutti
abbiano deposto le armi. 30 minuti sono dieci/15 slot da due/tre minuti da
riempire senza un senso, senza un ordine, senza un criterio di importanza.
Non è più una risorsa
scarsa, sembra quasi, molte volte, un fastidio che la redazione debba riempire,
con notizie inutili. In un mondo che sta esplodendo, e dove l’unica cosa che
non mancherebbe sono gli spunti per confezionare grandi servizi.
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